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Oggi non resta che una chiesa al centro di una contrada posta alla base della collina in cui sorge il centro medioevale di Corinaldo. Dif ficile definire, per ora, su quale preesistenza “pagana” viene costruita la chiesa cristiana. Gli scavi, tuttora in atto, portati avanti dall’Università di Bologna dipartimento di Archeologia, con la Soprintendenza archeologica delle Marche, hanno messo in luce un cospicuo quartiere industriale dedicato alla produzione di laterizi e ceramiche di età romana.
Gli scavi preciseranno nei prossimi anni la natura dell’insediamento romano che si trova sotto la chiesa: una villa rustica o un luogo sacro dedicato al dio Portuno?
Quello che è documentabile è la presenza di un “Monasterium” che, come ci dicono i documenti più antichi (il primo è una carta di Fonte Avellana del 1090) doveva chiamarsi “S. Marie que dicitur in Portuno”. Il nome cambierà in Madonna del Piano (1224) come del resto è conosciuta anche oggi.
Assai scarse sono le notizie relative all’età rinascimentale e solo nel Seicento il Cimarelli, insigne storico di Corinaldo, ci dà una descrizione della chiesa oramai priva di Monastero, ma significativamente importante per le opere d’arte in essa contenute.
Solo nel 1700 la chiesa subisce nuovi e profondi restauri da parte del nuovo proprietario: il Collegio Germanico Ungarico, infatti, sostituisce il campanile e finisce la facciata nelle forme attuali, con un portale ad arco e decorazione in arenaria.
Il sito documenta con pannelli esemplificativi le diverse fasi degli scavi. È possibile accedere alla cripta sottostante l’altare maggiore della chiesa ed è presente un piccolo museo di documentazione degli scavi finora eseguiti.